Pioverà dentro le nostre case scoperchiate

Quando non si chiamano le cose con il proprio nome, si crea confusione. E la confusione è come un uragano che pian piano si autoalimenta, diventando poi devastante.

Molti si sono accorti solo ora che il vento è cambiato. Oggi che gli alberi sono stati sradicati, che il raccolto nei campi è stato decimato. E, quando noi indicavamo la tromba d’aria all’orizzonte ed evidenziavamo l’insufficienza delle strutture che avrebbero dovuto proteggere la casa, venivamo scherniti con epiteti ornitologici e liquidati con battute sprezzanti degne del peggior teatro di avanspettacolo.

In questi anni, come un mantra hanno ripetuto che destra e sinistra fossero categorie superate, che si potesse essere autosufficienti con un click, che ci si potesse accordare con questo e con quello, che si potesse lavorare su accordi programmatici, puntualmente disattesi poi. 

Ci hanno fatto credere che tutto fosse fluido e virtuale solo perché loro non avevano un’identità chiara. Ma, quando non si afferma il proprio essere, si finisce sempre per essere qualcos’altro.

Oggi la casa è scoperchiata, in Italia, in Europa, negli U.S.A. e in Brasile, le piogge dell’inverno stanno per arrivare. Finora abbiamo solo vissuto le schermaglie dell’autunno. Ed è tardi ormai per ricostruire interamente le travature dei solai prima che la neve cada.

Pioverà dentro le nostre case, il vento gelido turbinerà all’interno delle nostre camere, scompigliando ogni cosa. Ma passerà questa stagione rigida, la pioggia sferzante e la grandine violenta lasceranno spazio ai tepori di marzo. E, visto che non potremo stare al caldo a crogiolarci, dobbiamo progettare adesso come ricostruire dalle fondamenta questa nostra casa. Dobbiamo rimuovere le travi fradice, abbattere i muri pericolanti, gettare via quei puntelli insufficienti che hanno solamente reso più debole la nostra struttura democratica. Ma dobbiamo progettare adesso il disegno della nostra abitazione, non c’è altro tempo per aspettare invano che arrivi l’ennesimo redentore a proporre il suo fragile piano. Perché, se non ci mettiamo subito al lavoro, non vedremo più l’estate.

(Salvatore Castrianni)

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