Prima gli esseri umani. “Voi sapete, l’indifferenza uccide” di G. Civati

Il governo di Orban in Ungheria ha reso un reato anche l’umanità: sfamare i migranti “illegali”. Devono morire di fame. E poco importa che siano esseri umani. È giusto lasciare una ciotola d’acqua davanti a un portone per permettere ai cani di dissetarsi durante i mesi di calura estiva perché siamo persone civili, ma se sono “clandestini” non bisogna offrire loro un ristoro.

IMG_20180531_133710.jpgQuesta è solo l’ultima balordaggine in ordine di tempo che fomenta la xenofobia e non è necessario uscire dai confini italiani per toccare con mano un orrore simile. Basta pensare alle scorse elezioni in Italia per comprendere quanto lo spauracchio dell’immigrato mostrificato e reso un nemico pericoloso abbia ghermito la coscienza di tanti connazionali.

Se il verde prima era il colore della speranza, adesso è la tinta del razzismo. Una forza politica, che ha sempre avuto bisogno di un nemico da combattere, ha semplicemente spostato il mirino del proprio fucile: prima eravamo noi persone del Sud, i “terroni”, a dover essere ricoperti dalla lava del vulcano più prossimo per mascherare il nostro odore, mentre pure i cani fuggivano al nostro passaggio. Evidentemente, secondo questi personaggi politici, negli ultimi tempi abbiamo scoperto l’uso del deodorante e quindi ora sono i migranti sui bus a emanare un lezzo sgradevole, quegli stessi clandestini ospitati negli alberghi a cinque stelle con l’iPhone in mano e pagati dallo Stato, giusto per citare le falsità della propaganda xenofoba di questi imbonitori. Continua a leggere

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Eppure ti ho amato

Eppure ti ho amato,
in silenzio,
per paura che il suono
ci destasse dal sonno,
senza dirtelo,
perché il tuo cuore sentisse
le parole taciute.
Eppure ti ho atteso
come si aspettano i giorni di riposo,
come si accoglie un presentimento
che impedisce il sonno di notte.
Eppure ti amo.

(Salvatore Castrianni, 2018)

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Dillo tu a mammà di Pierpaolo Mandetta

Ci sono posti che sono luoghi del cuore, altri sono luoghi di contraddizione. E Trentinara è tutto ciò. Un paesino nel Cilento in cui tutti conoscono tutti e tutti si fanno gli affari di tutti, anche per rifuggire dalla noia.

Poi ci sono personaggi a cui ti affezioni sin dalle prime pagine e, anche quando ti stanno poco simpatici, non riesci a non immedesimarti, a vivere un pezzo della loro storia. E, quando la storia si intreccia con i luoghi e con i personaggi, alla fine del romanzo ti senti orfano di quella narrazione, che ormai è diventata la tua.

9788817094474_0_0_0_75.jpgLa storia di Samuele, il personaggio del romanzo di Pierpaolo Mandetta, è un po’ quella di diversi giovani cresciuti nel profondo Sud, in cui tradizioni e moralismi regnano sovrani per non perturbare l’apparente armonia, che spesso sconfina nella noia. Poi, si sa, la gente ha sempre bisogno di parlare e talvolta di sparlare, quindi ogni pettegolezzo è buono per evadere dalla monotonia. Ma, quando questo pettegolezzo riguarda l’omosessualità di un bravo figlio di famiglia, che è fuggito per inseguire i suoi sogni, tutto è diverso, specialmente se poi si scopre che Samuele in realtà è scappato perché portava un segreto troppo grande e troppo pesante per un ragazzino cresciuto in un piccolo paesino qualche decennio fa. Quando il padre poi è convinto di avere a casa un play boy e la mamma chioccia è in realtà un generale d’armata, la situazione si fa ancora più complessa. Continua a leggere

#Antifa – Dizionario per fare a pezzi, parola per parola, la narrazione fascista – di Stefano Catone

antifa-j-cover-stesaSi altera la natura delle cose quando non si chiamano con il loro nome. Così si crea confusione e la confusione genera falsità. La falsità, poi, genera odio. E l’odio uccide.

La narrazione fascista si basa su falsità e odio. Li trasforma per renderli più appetibili alla pancia dei sempliciotti; crea ad hoc nemici immaginari per aggregare le masse disperate; fomenta idee distorte per ottenere consenso.

Non importa se le parole vengono pervertite e le verità artefatte. L’unica cosa che conta è passare dal 4% al 17%, esibendo spauracchi e mostrificando le persone, con l’indegna complicità di chi -dall’alto di una presunta autorevolezza- dice che “il fascismo è morto“. Mentono sapendo di mentire, solo per racimolare qualche voto in più, solo per giustificare la narrazione eufonica del proprio operato, che diventa assai piccolo e misero se osservato alla luce della verità e della dignità umana. Continua a leggere

Lacrime impure, il gesuita perfetto

20180327_160349.jpgHo divorato questo libro in un paio d’ore. Letta l’ultima parola, un senso di inquietudine mi ha assalito, come un brivido febbrile che scuote tutto il corpo. Un pugno allo stomaco forse, un tuffo in un passato doloroso.

“Lacrime impure” quelle che ho versato non appena ho chiuso il libro, riaprendo una ferita di un passato ormai lontano, che pare appartenere a un’altra persona, non a me.

Furio Monicelli descrive magnificamente l’annullamento della propria personalità, della ricerca personale, dello spirito critico, aspetti che divengono “immorali” per un “buon” gesuita.

Nel romanzo si contrappongono due figure principali: quella del personaggio, Andrea, che incarnerà le ipocrite sembianze de “il gesuita perfetto” (titolo originale del romanzo), e quella di Zanna, che vive il noviziato come un tormento e giunge a concludere che quello stile di vita è innaturale per un uomo intellettualmente vivace, poiché uccide la voglia di scoprire, di vivere, di affermare il proprio io e il proprio pensiero a scapito di una vita d’apparenza, fatta solo di monotone abitudini quotidiane create per annientare ogni alito di intima e autonoma riflessione.

Alla fine, per me, è Zanna il vero eroe, un uomo che comprende che le regole gesuitiche soffocano anche il minimo germe di vitalità e di fede, che allontano un credente dal suo dio per ingabbiarlo in una trappola di schemi dogmatici micidiali.

È più semplice vivere sotto l’egida di una veste talare, rifugiandosi dietro allo schermo dell’ipocrisia, delle frasi preconfezionate, vivendo in una dimensione protetta e “disumana”, che cercare di vivere liberamente in mezzo alla gente, affermando il proprio io divino.

Intrighi e scandali in Vaticano. L’ordine cattolico decaduto

Intrighi e scandali in Vaticano. L’ordine cattolico decaduto” interessantissimo libro sull’abitudine della Chiesa quando ha avuto a che fare con i preti pedofili, edito da Newton & Compton Editori e scritto da Karen Liebreich.

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L’Ordine delle Scuole Pie fu abolito per volere papale nel 1646, senza un apparente motivo e quasi improvvisamente. Fino all’apertura dell’Archivio Segreto del Vaticano nel 1998 i documenti relativi alla questione non erano disponibili e l’evento rimaneva un mistero, tanto più che il fondatore dell’ordine, José de Calasanz, è stato nominato santo e patrono delle scuole cattoliche nel mondo. Attraverso la consultazione di documenti riservati si è scoperto che proprio tra le fila di coloro che erano preposti all’istruzione dei giovani vi furono casi di pedofilia, tacitati dalle alte sfere. Solo quando le proteste aumentarono e lo scandalo divenne pubblico, si ricorse, con la riservatezza necessaria a salvare la reputazione, all’abolizione. Continua a leggere

#BreakSilenceOnAfrin

Gli angeli di Afrin ascendono al cielo,
piove sull’inferno dei miseri il gelo
infuocato che rimbomba muto nel vuoto,
non brillano le stelle nell’oscuro velo
di fumo che consegna la vita all’ignoto,
mentre graziano i piedi in fuga uno stelo
d’erba: una madre stringe il figlio immoto.

(Salvatore Castrianni, 18 marzo 2018)

#BreakSilenceOnAfrin

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