I limoni (Eugenio Montale)

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta. Continua a leggere

Si dubita sempre delle cose più belle

«È vero, tu hai ragione, come sempre, quando dici che si dubita sempre delle cose ci stanno troppo a cuore, che si teme di perderle, perché la vita è tanto triste, perché il destino è tanto avaro. Ma io, Renata, io che dubito di tante cose, io che il troppo pensare ha fatto così incerto ed esitante, io ho una certezza, salda, incrollabile, superba: che l’amor tuo sarà la consolazione di tutta la mia vita, che assorbirà tutte quante le mie potenze affettive, tutta quanta la mia capacità di amare».

(«Si dubita sempre delle cose più belle», Federico De Roberto, ed. Bompiani, carteggio tra l’autore de “I viceré” e l’amante Renata Valle Ribera).

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Momenti di tenerezze fugaci

Momenti di tenerezze fugaci
in attimi eterni arrestano
l’inesorabilità del tempo.

E si schiude il Paradiso
per quegli istanti segreti
in cui il mondo svanisce

mentre tra le labbra rimane
soltanto la forza del silenzio
che la passione alimenta.

(Salvatore Castrianni, “Memorie proibite”, 2013)

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Confidare – Antonia Pozzi

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zagara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie. Continua a leggere

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili – Eugenio Montale

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la barba di Ezra,
il Valéry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità. Continua a leggere

L’albatro (Charles Baudelaire)

Spesso per divertirsi, gli uomini della ciurma
catturano degli albatri, maestosi uccelli marini,
che, indolenti compagni di viaggio, seguono
le navi che solcano gli abissi amari.

E, ora che li hanno appena deposti sul ponte,
questi sovrani dell’azzurro, impotenti e vergognosi,
pietosamente abbandonano le loro grandi ali candide
come remi trascinati ai loro fianchi. Continua a leggere

Il poeta è un uomo pressoché inutile

Il poeta è un uomo pressoché inutile perché non genera valore economico, se non da morto, non produce merci, non fabbrica prodotti spendibili.
Il poeta è un essere prepotentemente molesto perché non sta mai zitto, perché non si asservisce al potere, perché guarda al di là delle ombre, perché analizza gli eventi con gli occhi dell’introspezione pura.
Se avessimo dato retta a certi critici, a certi filologi, a certi letterati e a certi editori, non avremmo mai avuto Saba, Montale, Ungaretti, Pozzi, Penna e Merini, saremmo ancora fermi al canone petrarchesco.
Quando certuni capiranno che la poesia è carne viva, è sogno, è disperata speranza, è codificazione e sperimentazione allo stesso tempo, quando certuni capiranno che la poesia è creazione onirica e reale e che va oltre le forsennate analisi degli esegeti dell’ultima ora sarà troppo tardi.

(Salvatore Castrianni, 2016)