5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (S. Allievi)

Il testo del professor Allievi, il maggior esperto italiano di immigrazione, “5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione” edito da Laterza è un libriccino che si legge in modo agile e piacevole.

Come recita il titolo, si smontano, dati alla mano, i falsi miti sul tema dell’immigrazione e si smentiscono coloro che li propugnano e diffondono sui social.

  1. Perché ci muoviamo
    Semplicemente “perché siamo dotati di piedi, non di radici” afferma l’autore. Sarebbe una verità lapalissiana, se non fosse ignorata dai più. Non si muovono soltanto dall’Africa o dall’Est, ma anche noi italiani ci muoviamo, a prescindere dall’età, e con noi si muovono anche quegli stranieri (diventati nel frattempo cittadini italiani) o coloro che vedono il nostro Paese solo come un luogo di passaggio per una vita migliore.
  2. Perché si muovono loro
    Anche questo aspetto è molto semplice da vedere, ma più difficile da comprendere: forse perché noi europei, con la nostra storia di barbaro colonialismo, abbiamo sfruttato, umiliato e distrutto le loro terre?”Se uno percuote un alveare per portare via il miele, le api lo inseguono”.Inoltre ci sono ragioni demografiche, di libertà e di persecuzione.
  3. Perché arrivano in questo modo
    Noi italiani possiamo liberamente viaggiare in 162 Paesi diversi, un cittadino afgano solo in 30. Se una persona disperata non può accedere ai canali legali per realizzare il sogno di una vita migliore per sé e per i propri figli, ovviamente si rivolgerà a quei canali illegali e di certo non per comodità, visto l’inferno che sono costretti ad affrontare, si pensino solo alle estenuanti marce nel deserto per giungere in Libia, dove sono torturati e dove vengono negati i diritti umani, con buona pace delle nostre coscienze.
  4. Perché proprio qui? E per fare cosa?
    La propaganda xenofobica ci fa credere che siano più gli uomini migranti rispetto alle donne: è esattamente il contrario. E fino a ieri eravamo noi i disperati che emigravano in massa, umiliati da leggi che ieri come oggi producono soltanto irregolarità. Così come mio nonno in Germania svolgeva i cosiddetti “ddd jobs“, ovvero i lavori dirty, dangerous and demeaning (sporchi, pericolosi e umilianti) oggi loro svolgono questi lavori da noi e a noi sta bene che siano anche sottopagati e non tutelati. Basti pensare allo stuolo di badanti che sfruttiamo o alle tante persone che raccolgono i pomodori per noi. E, parlando di Germania, quanti dei nostri giovani si trasferiscono a Berlino perché lì c’è una vivacità culturale capace di accettare le differenze e di valorizzarle?
  5. Perché la diversità ci fa paura. E ci attrae.
    La paura nasce anche dal modo in cui vengono raccontate le migrazioni: nessuno parla mai del lavoro onesto e sottopagato di tanti stranieri, perché ci fa 9788858133965_0_0_567_75.jpgcomodo, ma ma si parla solo dei casi di delinquenza. La nostra vita oggi però non supporta la visione autarchica che qualche leader di partito urla nelle piazze, con slogan sguaiati del tipo “prima gli italiani, prima i sardi, prima gli abruzzesi”. Ci sarà sempre qualcuno che arriva prima di noi, ma, secondo l’autore, il processo di integrazione è un matrimonio che funziona solo se entrambe le parti lo vogliono, altrimenti ci sarà sempre qualcuno che subisce. Peraltro, bisognerebbe affrontare il tema della percezione, dovuta proprio alla propaganda di certa politica: i numeri smentiscono questa invasione di migranti, perché semplicemente si crea confusione tra richiedenti asilo e con gli immigrati.

Infine, il professor Allievi propone “una cosa da fare e da cui discendono tutte le altre”: integrare e regolarizzare la posizione di chi contribuisce allo sviluppo del nostro Paese, perché una persona che viene valorizzata si sente parte della comunità e non uno straniero.

Questo è davvero un libro gradevole e semplice, non semplicistico, e, vista l’esperienza del suo autore, non poteva essere diversamente. Fatevi del bene, compratelo, anche perché costa 3 euro o anche meno. E, se poi vorrete approfondire, c’è il fratello maggiore di questo testo “Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione”.

 

Salvatore Castrianni

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