L’albatro (Charles Baudelaire)

Spesso per divertirsi, gli uomini della ciurma
catturano degli albatri, maestosi uccelli marini,
che, indolenti compagni di viaggio, seguono
le navi che solcano gli abissi amari.

E, ora che li hanno appena deposti sul ponte,
questi sovrani dell’azzurro, impotenti e vergognosi,
pietosamente abbandonano le loro grandi ali candide
come remi trascinati ai loro fianchi.

Com’è sgraziato e maldestro questo alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è ridicolo e brutto!
Qualcuno con una pipa gli tortura il becco,
un altro, zoppicando, irride lo storpio che volava.

Il Poeta somiglia al principe dei nembi,
che dimora nella tempesta e ride dell’arciere;
esule sulla terra in mezzo ai fischi,
le sue ali di gigante gli impacciano il cammino.

(“L’albatros”, da Les fleurs du mal. Traduzione di Salvatore Castrianni)

*NdA: Nella presente traduzione, come nella più sapiente di Giovanni Raboni per Mondadori,  si è preferito abbandonare le originali rime alternate dei versi di Baudelaire.

albatross

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