Prima gli esseri umani. “Voi sapete, l’indifferenza uccide” di G. Civati

Il governo di Orban in Ungheria ha reso un reato anche l’umanità: sfamare i migranti “illegali”. Devono morire di fame. E poco importa che siano esseri umani. È giusto lasciare una ciotola d’acqua davanti a un portone per permettere ai cani di dissetarsi durante i mesi di calura estiva perché siamo persone civili, ma se sono “clandestini” non bisogna offrire loro un ristoro.

IMG_20180531_133710.jpgQuesta è solo l’ultima balordaggine in ordine di tempo che fomenta la xenofobia e non è necessario uscire dai confini italiani per toccare con mano un orrore simile. Basta pensare alle scorse elezioni in Italia per comprendere quanto lo spauracchio dell’immigrato mostrificato e reso un nemico pericoloso abbia ghermito la coscienza di tanti connazionali.

Se il verde prima era il colore della speranza, adesso è la tinta del razzismo. Una forza politica, che ha sempre avuto bisogno di un nemico da combattere, ha semplicemente spostato il mirino del proprio fucile: prima eravamo noi persone del Sud, i “terroni”, a dover essere ricoperti dalla lava del vulcano più prossimo per mascherare il nostro odore, mentre pure i cani fuggivano al nostro passaggio. Evidentemente, secondo questi personaggi politici, negli ultimi tempi abbiamo scoperto l’uso del deodorante e quindi ora sono i migranti sui bus a emanare un lezzo sgradevole, quegli stessi clandestini ospitati negli alberghi a cinque stelle con l’iPhone in mano e pagati dallo Stato, giusto per citare le falsità della propaganda xenofoba di questi imbonitori.

“Prima i padani” strillavano ieri, “prima gli italiani” gridano oggi con la bava alla bocca mentre la piazza inferocita applaude. “Prima gli unicorni” dico io. Tanto è uguale.

Questi figuri sono gli stessi che sventolano la bandiera del gender nelle piazze e nelle parrocchie, gli stessi che si sgolano urlando “giù le mani dai nostri bambini!”, anche se non si capisce bene chi stia attentando alla loro prole, e si dichiarano paladini della “famiglia tradizionale”, ma solo se i suoi componenti sono di “razza bianca in pericolo” o al massimo hanno il permesso di soggiorno in tasca. Altrimenti “ruspa!”. E chi se ne frega dei bambini dei migranti, che possono morire nelle acque del Mediterraneo, d’estate e d’inverno.

Vomitano questi proclami di odio stringendo tra le mani un rosario colorato e dimenticano quel passo evangelico che recita “ero straniero e mi avete accolto”. Eppure è tratto dal vangelo di Matteo, non dovrebbe essere difficile per loro ricordare questo nome anche se si tratta di un omonimo che non faceva le dirette su Facebook.

A proposito di bambini, proprio l’altro ieri è stato recuperato un barcone con il suo carico di disperati in Sicilia e uno di questi bimbi aveva il terrore di un giocattolo che gli operatori di una ONG gli avevano dato per farlo svagare. Questo bambino non sapeva neanche cosa fosse un giocattolo, non ha mai conosciuto l’infanzia.

Il libro di Civati “Voi sapete” è in sostanza un j’accuse rivolto alla società e alla politica italiana ed europea, un’imputazione di colpa indirizzata a chi propone soluzioni atroci e semplicistiche a problemi complessi, magari ripetendo una sequela di bugie in modo ossessivo e facendo leva sulle difficoltà economiche dovute alla crisi mondiale, così il gioco è più semplice e il risultato immediato. È una denuncia ragionata delle sistematiche violazioni e della mortificazione della dignità di tutti quei migranti, che scommettono la propria vita e quella dei loro figli attraversando il Mediterraneo per sfuggire non solo alla fame e alla povertà ma soprattutto alle sevizie e alla negazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale, che sembrava una conquista e una stella polare qualche decennio fa. Perché abbiamo dimenticato quando eravamo noi i migranti in cerca di speranza.

Sfogliando le pagine di “Voi sapete”, si comprende bene come Civati si scagli soprattutto verso quella indifferenza che uccide, come recita il sottotitolo del libro, quella indifferenza di chi, sebbene si dica democratico, tace sulle torture che si compiono nei lager libici, anzi fa accordi con coloro che mettono in atto questi supplizi sistematici purché i barconi di disperati non giungano a riva, sulle nostre spiagge. Sì, perché siamo convinti che questo fazzoletto di terra che occupiamo sia nostro, quasi fosse un feudo da tramandare di generazione in generazione. Ma noi non ci siamo mai posti tanti scrupoli quando abbiamo invaso e defraudato le loro terre e continuiamo a farlo, l’importante è che non tocchino la nostra.

A differenza di quanto avveniva nei campi di concentramento nazisti, questa volta noi sappiamo cosa accade nei lager gestiti dalla guardia libica corrotta e dai trafficanti di vite umane; nessuno di noi potrà alleggerire la propria coscienza affermando di non sapere, perché non è così.
Voi sapete, noi sappiamo: i racconti strazianti delle donne stuprate in ogni modo e a ogni età, vendute come schiave sessuali, i segni sulla schiena delle tante persone torturate, la corrente elettrica sui testicoli degli uomini, la privazione di sonno, la mancanza di acqua, i lavori forzati, le marce estenuanti sotto il picco del sole per attraversare il deserto, la disperazione di morire in mare piuttosto che ritornare in quell’inferno indicibile, che non è più casa.

Sì, stavolta sappiamo ciò che accade a due passi da noi e spesso paghiamo affinché accada, perché, se qualcosa non si vede, non esiste.

Non possiamo più tollerare quegli slogan che servono a lavare le coscienze incoscienti. “Non possiamo accogliere tutta l’Africa”, “le risorse sono limitate”. Come afferma Civati, infatti, “cinquanta milioni di euro per mandare l’esercito in Niger sono stati trovati tra il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno”. E questo è solo uno degli innumerevoli esempi: le risorse ci sono, ma sono sciupate per altro.

Per non parlare poi di quell’Europa sorda e muta, che loda l’Italia per l’accoglienza, ma non si fa problemi a lasciarla da sola ad affrontare il tema immigrazione solamente perché non possiamo recintare il nostro mare col filo spinato. Quell’Europa che fa cartastraccia della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, tollerando quei trattamenti degradanti e inumani che gli occhi disperati dei migranti raccontano ben prima delle loro bocche.

Voi sapete” serve a risvegliare le nostre coscienze assopite perché, ogni volta che in ogni Stato europeo si respinge un barcone o si rifiuta un migrante al confine, si ripudia l’intera umanità, si violenta la dignità di ogni persona. E noi sappiamo.

Salvatore Castrianni

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