Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
e le acque limpide del Giordano.
Le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che guardava i Cieli
e implorava ridendo. Continua a leggere “La Terra Santa (Alda Merini)”
La Pace
La pace non è umana,
ma un fugace riflesso divino,
che traluce in seno alla guerra.
Tace, non può l’uomo udirne
la voce ormai da tempo silente;
una coltre di pece ricopre il mondo.
(Salvatore Castrianni, Ladro di Emozioni, ed. Il Filo, 2006)
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M’abbandono ai sogni
M’abbandono ai sogni,
ove discosta ormai vivi,
e là potrò sfiorare ancora
il tuo viso, le tue labbra.
E solo l’onirico delirio
manovrerà gli ingranaggi
della ruota del tempo
or che sdentata pare.
(Salvatore Castrianni, Ladro di Emozioni, ed. Il Filo, 2006)
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I tuoi acini d’oro, i limoni
Una “perla” di Alda Merini dedicata all’immenso Eugenio Montale, per me il poeta più grande del Novecento, grazie al quale mi sono avvicinato alla poesia.
Rimanda a “I Limoni”, una delle poesie che racchiudono tutta la poetica montaliana e l’arte di scrivere del Maestro.*
Sarà muto il nostro addio
Sarà muto il nostro addio
tratterremo il moto delle labbra
e saranno gli occhi a catturare
gli ultimi istanti che ci legano.
Sarà l’ultimo nostro abbraccio
a saldare la comunione d’intenti
e gli sguardi a parlare di noi
mentre si inumidiranno le ciglia.
(Salvatore Castrianni, Ladro di Emozioni, ed. Il Filo, 2006)
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Sono nata il ventuno a primavera (Alda Merini)
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(Alda Merini, da “Vuoto d’amore“)
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Lo sai: debbo riperderti e non posso. (E. Montale)
Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l’oscura primavera
di Sottoripa.
Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall’aperto,
strazia com’unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
da te.
E l’inferno è certo.
(Eugenio Montale, Le occasioni)
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Sorriso di un angelo
Si stravolge la storia:
la madre che il figlio
mesta seppellisce.
E vederti andare via,
figlio mio, in quella scatola bianca
che il tuo domani custodisce,
è uno strazio immane.
Angelo mio, sepolto due volte,
il tuo futuro è passato
e, sotto le gravi macerie,
la tua innocenza sorride.
Un goccio ancora il mio viso
solca, nel ricordo degli occhi tuoi,
l’unica cosa che di te mi resta.
—
31 ottobre 2002 – San Giuliano di Puglia
(Salvatore Castrianni, Ladro di emozioni, 2006)
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