In ricordo di Alda Merini

Quattro anni fa a Milano si spegneva la grande poetessa Alda Merini, verso la quale nutro un grave debito letterario.
La sua è stata una poesia di divergenza di dolore, passione sensuale e mistica, ascesi dell’anima e gabbia della mente.
Mi spiace solo che i più la conoscano per qualche apparizione in televisione o, quando parlano di lei, la identifichino come “la pazza della porta accanto”, mentre Alda Merini era soltanto un astro splendente.

Nella sua geniale follia poetica, si è imposta nel panorama letterario del secondo Novecento, senza mai risultare banale.

La grande Signora scriveva “Più mi lasciano sola più splendo“.
Adesso scintilli ineguagliata nel cielo della nostra letteratura.

La terra ti sia lieve.

PS. Vi consiglio il sito ufficiale delle figlie per ricordare l’immensa Alda Merini.

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Lasciateci il ricordo

Lasciateci il ricordo
del nostro amore assai lontano,
delle occasioni perdute
per inseguire entusiasmi irreali.
E senza rimpianto alcuno
scriveremo del tempo
che il cuore nostro scandì,
dei desideri che il passato
sotto chiave geloso conserva.

(Salvatore Castrianni, Ladro di Emozioni, Ed. Il Filo, 2006)
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Lettere (Alda Merini)

“a Silvana Rovelli”.

Rivedo le tue lettere d’amore
illuminata, adesso, dal distacco;
senza quasi rancore…

L’illusione era forte a sostenerci;
ci reggevamo entrambi negli abbracci
pregando che durassero gli intenti,
ci promettemmo il «sempre» degli amanti,
certi nei nostri spiriti d’Iddii…

E hai potuto lasciarmi,
e hai potuto intuire un’altra luce
che seguitasse dopo le mie spalle!

Mi hai suscitato dalle scarse origini
con richiami di musica divina,
mi hai resa divergenza di dolore,
spazio per la tua vita di ricerca
per abitarmi il tempo di un errore

…E mi hai lasciato solo le tue lettere
onde ne ribevessi la mia assenza!

(Alda Merini, Gennaio 1949)

 

È la teologia del bisogno

È la teologia del bisogno,
che mai nessuna religione
sarà in grado di spiegare,
che svilisce ogni sparuta
forma di carità uggiosa.
E ancora sono i templi,
che odorano di cera,
i tumuli d’ogni miseria
e quegli inni blasfemi
la cui salmodia echeggia
fra le volte, le absidi, i cori
e l’indifferenza divina,
sacramentando, osanna.

(Salvatore Castrianni, Ladro di Emozioni, Ed. Il Filo, 2006)
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