Il poeta è un uomo pressoché inutile

Il poeta è un uomo pressoché inutile perché non genera valore economico, se non da morto, non produce merci, non fabbrica prodotti spendibili.
Il poeta è un essere prepotentemente molesto perché non sta mai zitto, perché non si asservisce al potere, perché guarda al di là delle ombre, perché analizza gli eventi con gli occhi dell’introspezione pura.
Se avessimo dato retta a certi critici, a certi filologi, a certi letterati e a certi editori, non avremmo mai avuto Saba, Montale, Ungaretti, Pozzi, Penna e Merini, saremmo ancora fermi al canone petrarchesco.
Quando certuni capiranno che la poesia è carne viva, è sogno, è disperata speranza, è codificazione e sperimentazione allo stesso tempo, quando certuni capiranno che la poesia è creazione onirica e reale e che va oltre le forsennate analisi degli esegeti dell’ultima ora sarà troppo tardi.

(Salvatore Castrianni, 2016)

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È la teologia del bisogno

È la teologia del bisogno,
che mai nessuna religione
sarà in grado di spiegare,
che svilisce ogni sparuta
forma di carità uggiosa.
E ancora sono i templi,
che odorano di cera,
i tumuli d’ogni miseria
e quegli inni blasfemi
la cui salmodia echeggia
fra le volte, le absidi, i cori
e l’indifferenza divina,
sacramentando, osanna.

(Salvatore Castrianni, Ladro di Emozioni, Ed. Il Filo, 2006)
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