L’Aquila trema

È sconquassato il mondo di notte,
si delinea un tristo scenario
di morte, s’alza mesto un sipario:
vite minute a brandelli ridotte.

Trema la terra che tutto inghiotte,
muta la casa in vile ossario
pure la pietra diventa un sudario.
Si fugge come selvatiche frotte.

Della natura s’ode il vigore,
piangon le madri la morte dei figli
schiacciati dalle gravose macerie,

vinti nei loro tiepidi giacigli,
sì indifesi nel notturno algore,
che involge queste mortali miserie.

(Sonetto per il terremoto de L’Aquila, 2009, Salvatore Castrianni, “Memorie proibite”, 2013)

Terremoto-LAquila

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Silenzio

Silenzio.
Ché s’ode un rumore nel nulla
dopo il crudele sconquasso
flebile echeggia una voce
nella polverosa sacca d’aria.

Silenzio.
Pietà chiede alla maceria
che sottrae la salvifica luce
e muta il tellurico collasso
la casa in lugubre culla.

(Salvatore Castrianni, Terremoto Centro Italia, 3:36, 24 agosto 2016)

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Ho pianto i tuoi morti a Orlando.

Ho pianto i tuoi morti
perché erano i miei.
Ho pianto i tuoi morti
a Madrid e a Londra,
a Parigi e a Tolosa,
a Boston e a San Bernardino
e poi a Bruxelles.
Ho pianto i tuoi morti
anche dove non arriva
il sole della tua carità.
Ho pianto i tuoi morti
perché con loro era offesa
anche la mia dignità.  Continua a leggere

Non calcheranno questa sabbia

Non calcheranno questa sabbia
i piedi scalzi feriti dalla gelida acqua
che trafigge come acuminati
spilli i corpi e le anime
e nell’abisso blu annega
la speranza dell’umana dignità.

(Salvatore Castrianni, 20 febbraio 2016,  Naufragio di Siculiana) Continua a leggere

Esplode dei ladri di vita

Esplode dei ladri di vita
l’infima e perversa collera
che agli affetti sottrae
le esistenze sorprese,
si fanno improvvisamente
grandi i caratteri brevi
che aprono le porte
ai sopravvissuti attoniti.
Spenta è la Torre,
trema la voce,
tace la vita,
muore la pace.

(Salvatore Castrianni, 13 novembre 2015)

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Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

(Umberto Saba)

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