Tommaso e quel calcio mai dato al pallone

Chissà cosa penserà la gente!?”.
Tommaso era cresciuto sentendo questa frase, che come un mantra tibetano risuonava nella sua mente ogni volta che doveva fare qualsiasi cosa.
Sai com’è! La gente parla!”. A volte sparla pure.

ReadingÈ proprio vero che il modo in cui veniamo cresciuti ci influenza da adulti. L’educazione ricevuta tratteggia la personalità con segni profondi, impronta i comportamenti. E, pure se sono passati trent’anni, Tommaso quel mantra lo sente echeggiare ancora, anche se ora si preoccupa di meno dei giudizi della gente, delle dicerie, delle chiacchiere maligne fatte con la mano davanti alla bocca, come se questo schermo impedisse al cielo di sentire. Quella mano dovrebbe stare sulla coscienza, non dovrebbe coprire le labbra. Continua a leggere

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Abbiamo perso (Pablo Neruda)

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.

Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.

A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani
lo ti ricordavo con l’anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.

Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l’amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?

È caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.

Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.

(Pablo Neruda) Continua a leggere

Narciso e Boccadoro (Hermann Hesse)

“Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il Sole e la Luna, o il mare e la terra.

Noi due, siamo il Sole e la Luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è:  il nostro opposto e il nostro complemento.”

(Narciso e Boccadoro, Hermann Hesse) Continua a leggere

Lettere (Alda Merini)

“a Silvana Rovelli”

Rivedo le tue lettere d’amore
illuminata, adesso, dal distacco;
senza quasi rancore…

L’illusione era forte a sostenerci;
ci reggevamo entrambi negli abbracci
pregando che durassero gli intenti,
ci promettemmo il «sempre» degli amanti,
certi nei nostri spiriti d’Iddii…

E hai potuto lasciarmi,
e hai potuto intuire un’altra luce
che seguitasse dopo le mie spalle!

Mi hai suscitato dalle scarse origini
con richiami di musica divina,
mi hai resa divergenza di dolore,
spazio per la tua vita di ricerca
per abitarmi il tempo di un errore

…E mi hai lasciato solo le tue lettere
onde ne ribevessi la mia assenza!

(Alda Merini, Gennaio 1949) Continua a leggere